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Da questo lato ci sono due scale opposte (scale doppie,
opposte, sono la regola in tutto il castello). Scendendo a sinistra, una buona
scalinata porta all’unico locale che occupa il piano centrale della torre. Una
finestra guarda sul fossato, sul primo ponte, sul terrapieno dell’accesso e alla
prima torre. Una feritoia si apre a nord, verso la corona del Re. Un
breve corridoio a sinistra immette in una guardiola che controlla il braccio
nord-ovest del fossato ed il terrapieno della corona del Re.
( Andando giù per la scala di destra, troviamo quasi subito la solita "stanza di inversione" (preciso che questo non è un termine tecnico; me ne servo per evidenziare l’inversione di direzione della scala, che da quel punto "rientra" sotto l’accesso): c’è solo una feritoia. Continuando a scendere (adesso la scala rientra verso la
torre), arriviamo alla base della polveriera.
( Prima impressione: un liberatorio senso di "ritorno alla luce". La stanza centrale è rotonda (circa 4 metri di diametro); il pavimento è ricoperto da terriccio, pietre e rifiuti vari, buttati giù attraverso lo sfiatatoio. Dal centro, tre bracci (a croce greca, col tetto a volta) portano alle guardiole, che si aprono con ampie feritoie sui tre lati del fossato. Siamo proprio a livello del fossato e, volendo, potremmo uscire passando dalla feritoia centrale che è stata allargata a finestra (io l’ho sempre vista così). Il tetto della stanza centrale è a cupola con ampio sfiatatoio ad imbuto. I pilastri, i "capitelli" e gli archi che reggono la cupola sono sorprendenti: a me sembrano il più importante e raffinato particolare costruttivo di tutto il castello. La maestria dei costruttori è esaltata dai materiali utilizzati: in questa torre sono state usate pietre, evidentemente selezionate una per una. A proposito: le pietre di un paio di capitelli sono crollate; forse potrebbero essere ancora recuperate. Andrebbero sistemate. Il passaggio a fianco della scala d’accesso immette nel
sotterraneo di circonvallazione: verso ovest va in direzione della torre a
scarpa ( La stanza della tortura è un locale molto ampio, molto alto, con alcuni anelli di ferro ancora attaccati al soffitto, un paio di "aperture" verso l’esterno (una a fior di terra nel fossato, proprio sotto il portale di Federico; una sul precipizio della Scalella, dietro il castello), una specie di fossa che "sostituisce" gran parte del pavimento. Parlerò di questa "fossa" tra poco. Ora andiamo nei locali della torre. Si ripete l’architettura della polveriera. Lo sfiatatoio è tappato all’imbocco superiore; circa a metà del suo percorso ci sono due condotti di aerazione integrativi per i locali laterali, che si aprono nel principale a mezza altezza della torre (mi è sfuggito di far notare quelli simili, nella polveriera). Pilastri, capitelli, archi e volte di questa torre sono in mattoni: sono la struttura più "elegante" di tutto il castello. I locali alla base nelle due torri hanno forma, dimensioni e feritoie praticamente identiche; ma tra le due torri ci sono parecchie differenze sostanziali:
Com’era il castello di Federico?
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