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Ci fermiamo nel secondo tratto del piazzale. Sotto il pavimento ci sono dei locali interrati. Ai miei tempi il piano di calpestio era perfettamente integro; quasi al centro davanti alla porta del salotto di mio nonno c’era un lastrone come quello che vi ho fatto notare all’ingresso, sotto il portale. Conoscevo l’esistenza del locale sottostante, ma non sapevo altro. Io non ero a Rocca quando nel pavimento si è aperto il buco, che vedete sigillato con cemento. Una persona attendibile, che è scesa giù prima che il foro fosse cementato, mi ha detto che il locale è caratterizzato da un enorme arco che va da una parete all’altra, perpendicolarmente all’arco che divide in due cortili il piazzale nel quale ci troviamo. Non so altro. Un secondo locale si trova sotto il salotto di mio nonno; è quasi pieno di pietre e calcinacci di rifiuto; non so come sia fatto. Di fronte ci sono i resti della "cucina" di mio nonno: di lato alla porta c’è la finestra da cui si prendeva l’acqua della cisterna (la cisterna che abbiamo visto nei magazzini). Nel muro, una conduttura in terracotta convoglia l’acqua piovana dalla terrazza alla cisterna sottostante. Condotte simili, incassate nel muro, ce ne sono altre anche fuori del castello: dovevano essere comuni nelle case costruite, o ricostruite, in quel periodo (prima metà del settecento). Il tetto dell’appartamento di mio nonno è costituito da una terrazza (era la terrazza per definizione): ci salivamo a mezzo di una solida scala in legno, con corrimano, sistemata sui gradini in cemento che si vedono. La terrazza ha un buon parapetto sui lati sud-ovest, nord ed est; dal lato mare, nel tratto soprastante la loggia, il parapetto è rinforzato da un sedile ricoperto in mattoni. Da questa terrazza si gode il panorama da tutti i lati. Entriamo nel salotto di mio nonno 15. Vi faccio notare solo l’affresco (precisamente, i frammenti dell’affresco) che decora il muro sopra la porta della loggia: è dei primi del settecento e credo fosse una "pianta" del paese. Il rosone al centro del soffitto l’ha fatto ridipingere mio nonno nel ‘35-’36: è molto simile a quello che si trova nella stanza dopo l’ingresso del sotterraneo, nella prima rampa di scale ( non ve l’ho fatto vedere, salendo). Dalla loggia si vedono il fossato, il Paese, la Marina, i nuovi insediamenti urbani della piana di Metaponto, il mare fino a Taranto. Non mi pare ci sia altro da notare: in questa parte del castello rimangono solo i miei ricordi personali. Torniamo verso l’uscita. Il piazzale superiore è delimitato da un arco sottile, elegante, quasi immateriale. Ci siamo passati sotto, entrando; ma da qui si apprezza meglio la sua linea. Pare un segno tracciato nel cielo; in realtà ci passavamo tranquillamente sopra per andare sui cornicioni più alti del castello. A suo tempo, quest’arco era certamente una passerella con parapetti. Passando per il terrazzetto che sovrasta l’accesso ai magazzini di casa mia, per una gradinata ed una passatoia nel muro dal lato sud-ovest (che doveva essere esterno, cioè, uno spalto), si arrivava all’arco-passerella ed all’ultimo piano della prima stanza vista nel primo piazzale. Il muro del lato sud e quello di fronte (lato mare) hanno la caratteristica di essere i soli muri interni merlati. Per la posizione, la forma, le dimensioni, i "collegamenti" con i locali adiacenti (in particolare con il "vano" che lo divide/collega al cisternone) e le altre parti del castello (con gli spalti sul retro, in particolare), questa potrebbe essere stata (solo i suoi piani inferiori) la torre centrale, quadrata, di Federico 5. Scendiamo la scalinata, opposta al lato dal quale eravamo venuti su. Ci ritroviamo all’ingresso della piazza d’armi 4. Ci fermiamo per "vedere" l’essenziale dei sotterranei. Da questo lato si scende nel fossato e si può andare nella
torre di sud-est. Una scalinata ripida, con gradini da sempre sconnessi e
"scivolosi", porta: di fronte, ad una stanza in cui si apre un cunicolo che
attraversa "il muro di sette metri" (di spessore); a sinistra, nel fossato.
Opposta alla scala del fossato, una apertura bassa e sconnessa (si supera
carponi) immette in una scala che scende alla base della torre. A prima vista si
direbbe che, costruita la torre, nel fare la scala di collegamento a quella del
fossato i muratori abbiano "sbagliato inclinazione" e siano finiti ad un livello
più basso del dovuto. In realtà, la difficoltà del "passaggio" è stata voluta:
permetteva una più facile difesa dell’accesso alla torre da questo
lato. Rinunciamo, per il momento, a scendere nella torre di Sud-Est.
Passiamo alla polveriera.
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