Castello di Rocca Imperiale cosenza (cs) - Invito e guida
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Pianta del Castello
Pianta del Castello
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Archivi storici
Le costruzioni difensive o residenziali dei periodi svevo ed aragonese sono storicamente abbastanza documentate (vedi bibliografia essenziale). La fonte principale di notizie sulle opere fortificate costruite in epoca angioina era costituita dagli "Archivi Angioini", originariamente conservati all’Archivio di Stato di Napoli, andati distrutti nell’incendio di Villa Montesano a San Paolo Belsito (dove erano stati portati per preservarli dalle incursioni aeree) il 30 settembre 1943, per ordine di un comando germanico. Non esistono dettagliate indagini storiche e conoscitive sull’architettura angioina. Da Giuseppe Fiore ("Vicende Storiche e Diplomatiche del Castello e del Paese di Rocca Imperiale". Fiore-Zane Ed. Maserà di Padova 1989), che all’Archivio di Stato di Napoli consultò anche i Registri Angioini prima della loro distruzione, sappiamo che:

  • Rocca fu restituita da Carlo I d’Angiò ai Cavalieri dell’Ordine Gerosolimitano nel 1269;

  • che il 07/02/1271 Carlo d’Angiò venne a Rocca;

  • il 04/06/1271 Carlo d’Angiò ordinò di "riparare" il castello di Rocca;

  • il 1284 gli Angioini confiscano a Rocca Marina il frumento che i rocchesi tentavano di vendere di contrabbando;

  • il 1290 Carlo II d’Angiò affidò Rocca al Priore Reinaldo di Ponzio;

  • il 1295 Reinaldo di Ponzio consegnò il Castello ai generali di Federico d’Aragona; il 1296 Carlo II d’Angiò fece assediare Rocca; l’assedio fu tolto per l’intervento di Federico d’Aragona, ma Reinaldo rimase ad Oriolo, dove si era rifugiato durante l’assedio;

  • il 15 settembre 1296 Carlo II d’Angiò accettò l’atto di sottomissione dei rocchesi;

  • verso la fine del 1296, Carlo II d’Angiò assegnò il feudo di Rocca a Tommaso Sanseverino, conte di Marsico;

  • con una breve interruzione (1433-1435), dal 10 gennaio 1301 al 1442 Rocca fu feudo dei Sanseverino (che "s’interessarono" ripetutamente a Rocca);

  • Rocca passò ad Alfonso V d’Aragona nel 1442;

  • dal 1458 (morte di Alfonso V) al 1487 (Congiura dei Baroni) ci fu una notevole instabilità politica locale;

  • gli Aragonesi si misero a "costruire" solo nel 1487 (di una visita di Alfonso II d’Aragona a Rocca si parla in un documento del 21 gennaio 1487);

  • il 1503 il castello passò ad Antonio di Guevara, marchese di Vasto.

In sintesi, il castello di Rocca appartenne agli Svevi fino al 1266; fu sotto la dominazione Angioina dal 1269 al 1441 (centosettant’anni); rimase sotto la dominazione Aragonese dal 1442 al 1503 (sessant’anni, di cui trenta, 1458-1487, caratterizzati da grave instabilità politica).

Torri Angioine.
Nelle torri angioine l'elemento di individuazione (caratteristica peculiare) è la base tronco-conica con cornice (redondone) (fotografia) che mette in risalto il passaggio alla parte superiore cilindrica. Nel '300, quindi nel periodo angioino, la parte tronco-conica rappresenta i 2/3 dell'altezza dell'intera torre. Carlo I d'Angiò (1266-1285) ordinò di costruire torri "più alte di una canna (metri 2,64) sul livello delle cortine e collegate con un cammino di ronda" e la differente altezza tra torre e cortina è altro elemento caratterizzante delle costruzioni trecentesche (angioine). In parecchie torri angioine (Gaeta, Forni, Velia, Castelnuovo Cilento) ci sono archetti pensili (beccatelli), che entrano in uso nel tardo '300 e diventano semplici (cioè: mensole di un sol pezzo, sagomate) nel periodo di transizione alla dominazione aragonese. Sono caratteristiche angioine: le "volte" intermedie di copertura tra i vari piani della torre; la stretta scala, che si svolge nello spessore murario del corpo cilindrico della torre.

Torri Aragonesi.
Gli elementi architettonici caratteristici delle torri aragonesi (fotografia) sono:

  • l'altezza, che deve essere la minima possibile;

  • l'allargamento e la forma della base, che non è più obbligatoriamente rotonda, può essere a punta, a mandorla, semi-ovata;

  • la merlatura delle torri e quella delle cortine "deve costituire una linea terminale continua", cioè devono avere la stessa altezza, "per evitare il tiro delle artiglierie sui corpi di fabbrica emergenti".

Questi requisiti erano tanto categorici da comportare, in epoca aragonese, l'abbassamento delle torri angioine (troppo alte) o per demolizione dei coronamenti superiori o per innalzamento del piano di campagna alla base della torre stessa. Propende per la committenza aragonese la presenza, all'interno delle torri, di "casematte".
 
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