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E’ l’unica torre del castello con il canale d’aerazione aperto, ben conservato (ho già detto che quello della prima torre è sigillato con cemento): probabilmente serviva anche ai rifornimenti (viveri e munizioni) da e per i sotterranei sottostanti. Addossata a due merli del lato mare, un po' offensiva per una torre che si rispetti, una guardiola posticcia vigila sul paese e sul mare. Affacciandoci ai merli dei lati anteriore e sinistro della
torre vediamo la corona del Re 9:
un classico "rivellino", ( Lasciamo la polveriera. Passiamo sotto una lunga volta che ha fatto "ammattire" mio nonno: continuava a "creparsi", preannunciando la grossa crepa che tende a staccare il muro del lato nord dal resto della costruzione. Proprio all’inizio c’è l’accesso ad una guardiola sotterranea: non vale la pena di scendervi. Notiamo il muro portante interno, costruito in epoche diverse, che nella parte "vecchia" è costituito da un ampio arco, tamponato in secondo tempo: è interessante perché questa struttura a suo tempo doveva essere fuori terra ed è allo stesso livello della stanza interrata che abbiamo visto sotto il pavimento della 2a stanza nella piazza d’armi (il cisternone). Sotto la volta: dalle feritoie si vede il fossato (sotto) ed il terrapieno della corona del Re (a destra); una piccola finestra, sul lato interno, si apre nei magazzini seminterrati che abbiamo trovato prima. Usciamo sul terzo piazzale interno 10. Di lato, una porta immetteva nei magazzini di mio nonno (li abbiamo visti prima nell’altro piazzale). A sinistra, una vasca incassata nel muro riceve una condotta in terracotta dal piano superiore (corrispondente al piazzale antistante gli appartamenti abitati da mio nonno e da noi). La funzione di questa vasca doveva essere la solita (acqua e/o olio bollenti da rovesciare sugli assalitori), visto che strutture perfettamente identiche e dichiaratamente difensive si trovano in molti altri castelli. In questa vasca, però, voglio farvi notare un particolare che abitualmente passa inosservato: lo spagnolo. Un piccolo, bellissimo disegno che raffigura un cavaliere in abiti sei-settecenteschi, con cappello, mantello e spada. Vicino c’è incisa una data che non si legge bene. Non ne so niente. Andrebbe protetto. Procedendo, troviamo l’accesso a quelli che furono i magazzini della mia famiglia. Adesso non ci sono più le porte; sono crollati alcuni solai (i due centrali, ancora perfetti, sono a volta); sono crollati alcuni pezzi di muro. Visti da questo lato non ci dicono niente. Li vedremo meglio dall’altro ingresso, quando saremo sul piazzale superiore. Davanti, all’angolo destro del piazzale, si apre la torre a
scarpa 11 (non è un termine tecnico; è chiamata così per
tradizione e forse vuol solo sottolineare che ha una base asimmetrica).
( Ai miei tempi era in ottimo stato di conservazione: il pavimento era coperto da aiuole concentriche di viole. Adesso, il muro perimetrale del lato sud-ovest si sta spaccando in due. Non so se questa lesione sia dovuta allo stesso "movimento" che ha prodotto la crepa che ho segnalato nel piazzale della polveriera (crepa che arriva fino al parapetto della terrazza) e che sta divaricando il muro esterno del fossato, dopo il Murorotto (u murrutt). In questa torre c’è un sotterraneo interessante (lo visiteremo a suo tempo), ma c’è anche una curiosità: andando dall’angolo ovest verso mare, sulla faccia del primo merlo, incisi nella malta all’epoca della sua costruzione, troviamo dei "segni". Oggi sono segni indecifrabili, ai miei tempi era evidente un disegno simile alle tre barchette (sempre ben visibili) incise nella malta del muro sotto la loggia di casa mia, il palazzo Giannattasio (i miei antenati dal lato paterno), all’ingresso del paese e del castello. Mi piacerebbe sapere chi e perché ha fatto questi segni; cosa significano. Riprendendo il giro, passiamo sotto un arco di cui resta solo la splendida
"chiave d’arco" (come la chiamano i muratori a Rocca): pare il dente di un
gigante. Nel castello non conosco altri archi con "chiave" fatta con questo
tipo di pietra.
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