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Se prendiamo ancora la pianta del castello vediamo a colpo d’occhio:
Sono di Federico: la parte "vecchia" del terrapieno d’accesso; il battiponte; il portale d’accesso; il giro delle scale dopo il ponte levatoio; la "stalla" ed il locale adiacente a S-O; i locali semi-interrati e interrati che si trovano sul lato sinistro della piazza d’armi, fino all’arco murato del sottopassaggio tra piazzale della polveriera e piazzale della torre a scarpa; locali (oggi, interrati) sottostanti ai magazzini di mio nonno e della mia famiglia; la torre cilindrica di S-O; le cortine merlate che da questa torre arrivano alla stanza con feritoie adiacente alla "stalla", al muro esterno della prima rampa di scale dopo il ponte levatoio, allo spigolo del portale d’accesso; il ponte levatoio. Sono angioine: la torre di S-E, la torre di N-E (polveriera); le cortine merlate che costituiscono il muro interno dell’attuale fossato; i terrapieni che conosciamo come "piazza d’armi", secondo e terzo piazzale; la "corona del Re" ed il cunicolo-sotterraneo che la collega al castello; il "balcone della bertesca"; i sotterranei ancora accessibili, con una o, forse, due sole eccezioni (le vedremo dopo). Sono aragonesi: la torre a scarpa e il
sotterraneo che la penetra; il terrapieno che va dalla corona del re alla
torre a scarpa; il muro esterno del fossato attuale; la
"cittadella"; la garitta della polveriera; la casamatta
(lavanderia dei miei tempi) su cui i Crivelli hanno alzata la loggia.
(
Notiamo che:
Angioini ed Aragonesi hanno ampliato e rinforzato il castello esclusivamente a scopo difensivo, non
residenziale;
ci troviamo in una delle più imponenti costruzioni difensive dell’Italia
meridionale;
sono angioine, non aragonesi, le parti più rappresentative del
castello attuale;
la parte monumentale è ancora molto ben conservata (non è un rudere diroccato, come comunemente considerata).
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